AdMuseum

Rete transfrontaliera per l’accessibilità fisica e culturale
ai patrimoni museali e naturali e agli spazi urbani

PROVINCIA DI BELLUNO

Il partner istituzionale di progetto è la Provincia di Belluno, che riunisce 69 comuni, su una superficie di 3.678 km quadrati, la più estesa del Veneto, con 213.474 abitanti. La provincia è un territorio montano nella propaggine nord del Veneto, incuneata tra il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige e confinante con l’Austria.

Belluno

Il territorio

Si tratta di una zona prevalentemente montana che comprende le Prealpi bellunesi e le Alpi dolomitiche, ricca di acque con laghi, torrenti, bacini idroelettrici ed imponenti boschi di conifere.

Parti del territorio provinciale sono state perimetrate a parco: i monti della Val Belluna sulla destra orografica del Piave costituiscono il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, mentre a nord, la conca di Cortina vanta il Parco Regionale delle Dolomiti D'Ampezzo.
Le montagne, le valli e i fiumi, tra cui il Piave, che la percorre interamente, hanno condizionato la struttura degli insediamenti, mentre le attività boschive, minerarie e pastorali, insieme all’emigrazione, sono stati i cardini dell’economia di questa terra, dove sono presenti anche minoranze linguistiche ladine e germanofone.

La provincia è suddivisa in zone che per la loro storia e le loro caratteristiche si differenziano tra loro: il Feltrino, il Bellunese e l'Alpago, a sud; l'Agordino, lo Zoldano, la valle del Boite, la Conca d'Ampezzo, il Cadore, il Comelico e Sappada, a nord.

Nei secoli la sua gente è sempre stata impegnata in un'aspra lotta contro la natura ingrata.
La provincia di Belluno è terra di emigranti, ma ha conquistato una sua dignità con il lavoro e trova oggi sbocchi economici nell'industria (occhialeria) e soprattutto nel turismo.

La vera ricchezza della provincia di Belluno sono infatti le Dolomiti che annoverano le più importanti montagne dell'intero arco alpino: le Tre Cime di Lavaredo, la Marmolada, le Tofane, il Pelmo, la Civetta, le Cinque Torri, il Cristallo, il Sorapis, il Focobon, l'Agner, il Nuvolau e l'Averau, tanto per citarne alcune.
Dal 26 giugno 2009 queste montagne sono iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale Naturale dell'UNESCO grazie allo loro bellezza e unicità paesaggistica e all'importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico.

Altra importante ricchezza sono i bellissimi laghi sparsi nelle numerose valli che solcano il territorio: quelli di Alleghe, di Misurina, d'Antorno, di Santa croce, di Auronzo, di Centro Cadore, di Fedaia, di Arsiè, di Coldai, di San Vito, di Sant'Anna e tanti altri che si possono trovare anche in quota.

Le origini dei suoi abitanti si perdono nella notte dei tempi. Scoperte archeologiche avvenute qua e là permettono di affermare che è stata abitata fin dall'età neolitica da uomini di diversa provenienza giunti tanto da sud che da nord: etruschi, romani, euganei, reti, veneti.

Ha dato i natali, nel corso dei secoli, ad uomini illustri tra i quali Tiziano Vecellio, Simon da Cusighe, Sebastiano e Marco Ricci, Lorenzo Luzzo, Giovanni De Min, Ippolito Caffi, Andrea Brustolon, Vittorino e Bernardino da Feltre, Panfilo Castaldi, i Papi Gregorio XVI e Giovanni Paolo I, Fiorenzo Tomea e Dino Buzzati.

Il Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

Ospitato in una villa ottocentesca ai piedi del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, a Seravella di Cesiomaggiore, offre uno spaccato sulla cultura popolare di un’area alpina e prealpina nelle sue innumerevoli differenziazioni interne, attraverso l’esposizione di una selezione significativa di beni materiali e immateriali. La scelta dei temi rappresentati scaturisce da ricerche pluriennali, che hanno prodotto importanti materiali documentari e che sono state oggetto di mostre e di pubblicazioni.

Il Museo, nato nel 1997, grazie agli sforzi congiunti della Comunità Montana Feltrina (proprietaria dell’edificio), della Provincia di Belluno (ente capofila nella gestione) e della Regione del Veneto e sostenuto anche dal BIM, dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e dai comuni di Cesiomaggiore e Santa Giustina Bellunese, ha consolidato, nel corso degli anni, il suo ruolo di centro di ricerca etnoantropologica e di valorizzazione della cultura popolare bellunese, anche in un’ottica di rete, diventando un punto di riferimento per le altre realtà museali etnografiche provinciali e venete. Fa parte della Rete dei Musei della Provincia di Belluno, istituita nel 2010, con un ruolo di coordinamento delle iniziative.
Il Museo, insieme a un cospicuo patrimonio di oggetti (più di 8.000), dispone di un archivio di beni immateriali (fiabe, leggende, canti, testimonianze), di fotografie (oltre 25.000 immagini), di una biblioteca specializzata (circa 7000 volumi).
Oltre all’importante attività educativa, che vede coinvolti ogni anno migliaia di bambini, ragazzi, adulti anziani, il Museo attiva collaborazioni con enti e istituzioni per l’inserimento di persone con vari tipi di disagio.
Si configura inoltre come luogo di mediazione con gli agricoltori del territorio, ospitando spesso incontri sulle coltivazioni, sulla biodiversità e sull’alimentazione, temi a cui sono state dedicate nel corso degli anni numerose ricerche anche in collaborazione con Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che hanno portato tra l’altro all’allestimento di specifiche sezioni espositive. L’apiario scuola, il campo didattico curato dagli alunni della scuola media di Cesiomaggiore, il giardino di rose antiche raccolte nel territorio sono alcuni degli esiti delle attività svolte negli anni.
Il Museo di Seravella costituisce un riferimento per coloro che si occupano di emigrazione. La mobilità della popolazione nelle sue diverse espressioni costituisce infatti un altro dei temi centrali nelle esposizioni del museo, nelle attività e nelle ricerche condotte nel corso del tempo: spostamenti stagionali di uomini e animali per la fienagione, per l’alpeggio e la transumanza; emigrazioni temporanee, maschile e femminili (tra cui quella delle balie da latte), esodi transoceanici, soprattutto verso il Brasile.
Vedi anche provincia.belluno.it

Numerose sono le funzioni esercitate dalla Provincia di Belluno e nello specifico:

  • difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità
  • tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche
  • valorizzazione dei beni culturali
  • viabilità e trasporti
  • protezione della flora, fauna, parchi e riserve naturali
  • caccia e pesca nelle acque interne
  • organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque, delle immissioni atmosferiche e sonore
  • servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica attribuiti dalla legislazione statale e regionale
  • compiti connessi all'istruzione secondaria di secondo grado e artistica e alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale
  • raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.

La Provincia inoltre, su delega regionale, ha competenze anche nelle materie di :

  • formazione professionale e mercato del lavoro
  • protezione civile
  • turismo
  • gestione del demanio idrico